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L'uomo che ricompone l'invisibile. Claudio Palmisano


Un viaggio tra i frammenti sommersi del Mediterraneo, cuciti dallo sguardo di Claudio Palmisano

Ci sono isole che non si raggiungono per caso e Linosa è una di quelle.
Una piccola isola vulcanica della Sicilia, nera e antica come lava addormentata nel mare.
Un frammento dimenticato dal tempo, remota quanto basta per sembrare un segreto.

Qui vivono appena quattrocento persone dove tutti si conoscono.
Basta scrivere: “Claudio, il fotografo” e la posta arriva.

Forse è anche per questo che Linosa è unica nel suo genere: perché sembra ferma in un’altra epoca dove le giornate scorrono lente, i rapporti si costruiscono faccia a faccia e le cose importanti si misurano a voce, a vista, a passo d’uomo come in una vera comunità.

Capita che qualcuno bussi alla sua porta per farsi fare una fototessera, senza sapere davvero chi sia Claudio Palmisano né per quali progetti, testate internazionali o balene abbia lavorato.
E lui dice sì. Si diverte.

Magari in cambio chiede un po’ di lenticchie, una bottiglia d’olio, un sorriso.

A dire il vero, neanch’io avevo ben chiaro chi fosse davvero Claudio.
Avevo visto il suo sito, le sue fotografie, i grandi nomi con cui aveva lavorato.

Ma nulla che potesse prepararmi alla sua storia, la sua passione, il modo in cui vive.

Claudio non è uno che fa il fotografo.
Lui è un fotografo. Lo è da sempre, da quando era ragazzo.
“Lo sapevo già da adolescente che volevo raccontare il mondo con le immagini e che avrei voluto fare solo quello nella vita, nient’altro.”

Comincia dalla politica, documentando cortei, manifestazioni, momenti che chiedono attenzione e cambiamento, poi la guerra l’Albania, le tensioni, i reportage.
Lavora per il New York Times, per l’Espresso, per i grandi giornali che ti portano al centro del mondo. 

Racconta con ostinazione, con precisione, con quella determinazione ruvida e incrollabile che si percepisce ancora oggi nella sua voce.
Anche al telefono sembra di averlo davanti: diretto ma mai sbrigativo, curioso, attento.

Ed è lì che capisci che Claudio Palmisano non è solo un fotografo.
È uno che guarda sempre, scopre e ricerca.

Apre uno studio di post-produzione a Roma e che è ancora attivo.
Un laboratorio dove le immagini vengono rifinite come pezzi unici, con la stessa cura maniacale che si dedica a ciò che si ama davvero.

Quindici anni fa, per caso, arriva a Linosa.
Comincia così: un mese, poi due. Poi un'estate intera. Poi tutto l'anno.
A poco a poco Linosa lo chiama e lui risponde.

È lì che si avvicina davvero alla subacquea, dopo anni di apnea e di immagini scattate in superficie.
Claudio però non diventa un subacqueo qualunque.
È fermo, preciso e concentrato, come una freccia tirata prima dello scatto.
Nel mondo della fotografia è sempre stato meticoloso, quasi ossessivo; e porta lo stesso rigore anche sott’acqua: studia i gas, le miscele, i tempi, l’assetto.
Non scende per giocare. Scende per esplorare davvero.

È stato fotografo di guerra, ha seguito missioni della Marina Militare, ha lavorato dove il dolore si mostra senza filtri e forse anche per questo, oggi, cerca di ricomporre il silenzio del mare.

Fa immersioni profonde, usa il rebreather, si muove con lo scooter subacqueo così può respirare piano, restare più a lungo e vedere di più.
Il suo Mediterraneo non è fatto di cartoline e bagni estivi, ma è un mondo da attraversare metro dopo metro, come una montagna da scalare al contrario.

Lì sotto, dove tutto si muove lento e potente, Claudio ritrova lo spazio.
Ritrova il tempo. Scopre i giochi infiniti che fa la luce tra le pieghe della lava sedimentata, lame sottili che tagliano il buio, bagliori che si accendono e scompaiono, spiragli che sembrano portali.
E li guarda con lo stupore di un bambino alla ricerca di Atlantide, come se ogni immersione potesse svelare frammenti di un mondo perduto.
È lì che nasce il suo amore per la Secchitella: per quel modo in cui la luce scivola tra le pieghe della lava, rivelando dettagli che sembrano custoditi solo per chi guarda con attenzione e pazienza.

Un luogo irreale, in cui le strutture di lava disegnano forme spigolose, geometriche, perfette.
Troni, anfiteatri, parallelepipedi che sembrano scolpiti da mani umane e invece sono opera del fuoco e dell’acqua.

Come si può restituire in una foto una parete lunga quattrocento metri, che si perde nell’opacità dell’acqua?

La sua risposta è un progetto folle e poetico: ricomporre il paesaggio sommerso un’immagine alla volta.
Non un’unica fotografia, ma centinaia, migliaia di scatti realizzati in condizioni di luce simili, poi montati insieme.
Un mosaico di realtà. Un’immagine iperreale.

È un lavoro che richiede tempo, profondità, silenzio.
E sì, forse anche una scusa perfetta per restare a Linosa ancora per molto tempo.

Quando gli chiedo quale sia l’immersione che più lo ha colpito, non ha dubbi: l’incontro con la balenottera comune.

Un lavoro con National Geographic, sette anni di esplorazioni in mare e solo tre incontri in cui è riuscito davvero a fotografarle.

Bisogna saperle trovare, immaginare la rotta che faranno e tentare di arrivare prima.
Le avvisti, speri che non sentano il motore del gommone, corri per posizionarti davanti a loro, ti tuffi in acqua nel punto esatto dove pensi passeranno e incroci le dita.
Speri che non si spaventino, che non virino, che non scompaiano nell’abisso con un solo colpo di coda.
È come cercare di fotografare un sommergibile che sfreccia a 25 nodi sotto il pelo dell’acqua, solo che è vivo. E ti guarda.

Non è solo fortuna. È testardaggine. 
Quella fame di storie che Claudio si porta dietro da una vita.
Non si ritrova mai a inseguire progetti semplici.

Quando gli chiedo quale sia il suo prossimo sogno, la risposta arriva limpida: l’Antartide.
Perché anche lì, sotto quelle montagne di neve e ghiaccio, c’è luce da rincorrere. 
Una luce che taglia, riflette, scompare e riappare.
Una natura spiazzante, nuda, cruda.
Da affrontare con rispetto.

Nel mondo della fotografia subacquea, Claudio è fuori dal gregge.
Non partecipa ai concorsi con i pesci pettinati, non rincorre la simmetria perfetta, non si preoccupa troppo se una sospensione gli rovina l’effetto cristallino della scena.
Le regole le conosce benissimo, le ha studiate e le ha superate da tempo.
Ma sa che per esprimere davvero qualcosa, bisogna saperle infrangere.
E allora ci sta che ogni tanto ci sia un riflesso di troppo o una scena che non si lascia addomesticare.
Ma è proprio lì che si infilano le storie.

E poi, pensi a tutto quello che Claudio ha in testa.
Le pubblicità per i grandi marchi, la post produzione per grandi nomi, le mostre da venti metri, le immersioni profonde, le balene a 25 nodi, i canyon sommersi, l’Antartide.
Un mondo complesso, enorme, tecnico, straordinario.

Eppure, forse proprio per questo, ti stupisce la cura che riserva alle cose semplici.
Una fototessera per un abitante di Linosa.
Un pacco da spedire senza bisogno di indirizzo.
Una chiacchierata curiosa.
O una promessa fatta con la leggerezza di chi sa mantenere la parola:

“Se vieni a trovarmi, ti preparo una carbonara. Quella buona la puoi mangiare solo da un romano.” Io gli ho risposto che porterò il prosecco.
 

Mi sembra un ottimo affare.


 

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